quattro chilometri e cento
trenta minuti
guance arrossatissime
ritrovate ciabatte perdute
... ma vieni!
mercoledì 23 dicembre 2009
natale 2009
Infastidente aria di straordinarietà ingiustificata,
perché non lavoriamo a rendere il più bello possibile il quotidiano
invece di caricare di significati mitici singoli eventi che eventi non sono?
Non voglio la responsabilità di rendere immemorabili i pasti e i pacchetti al solo scopo di fornire ai miei figli qualcosa da deridere.
I pandori sono velenosi e mi procurano acidità di stomaco dopo un solo pezzettino.
Puntualmente qualcuno pubblica un album con i canti di natale; puntualmente qualcuno lo compra commosso.
Noi che abbiamo deciso di vivere altrove paghiamo piccoli tranci di sensi di colpa per non essere a quella tavola dove ci aspetta invano una madre.
Ci siederemo a tavole straniere, ci ingozzeremo, progettando cambi radicali da domani.
perché non lavoriamo a rendere il più bello possibile il quotidiano
invece di caricare di significati mitici singoli eventi che eventi non sono?
Non voglio la responsabilità di rendere immemorabili i pasti e i pacchetti al solo scopo di fornire ai miei figli qualcosa da deridere.
I pandori sono velenosi e mi procurano acidità di stomaco dopo un solo pezzettino.
Puntualmente qualcuno pubblica un album con i canti di natale; puntualmente qualcuno lo compra commosso.
Noi che abbiamo deciso di vivere altrove paghiamo piccoli tranci di sensi di colpa per non essere a quella tavola dove ci aspetta invano una madre.
Ci siederemo a tavole straniere, ci ingozzeremo, progettando cambi radicali da domani.
martedì 22 dicembre 2009
l'amore e gli stracci del tempo
so che è politically correct apprezzare un racconto di guerra e dolore, una storia di amore interrotto, di morte, di divisioni forzate eccetera; se poi la guerra non è in un libro di storia, ma è di pochi anni fa, dietro una curva di autostrada, ancora maggiore è il rispetto
però... un po' confuso il racconto, piani sparpagliati dove perdevo nomi e posti, altalena fra lirismo spinto e cronaca piccola... con un po' di fatica arrivata a metà, poi mollato
però... un po' confuso il racconto, piani sparpagliati dove perdevo nomi e posti, altalena fra lirismo spinto e cronaca piccola... con un po' di fatica arrivata a metà, poi mollato
lunedì 21 dicembre 2009
l'uomo del treno di Leconte
Idea accattivante (professore pantofolaio e delinquente senza pace che si incontrano e si scambiano pezzi di vita per caso); resa della sceneggiatura troppo prevedibile; simbolismi faciloni e finale eccessivo.
Però una così bella aria da film francese che detta in questo modo non si spiega, è quasi una idiozia e allora adesso mi metto alla ricerca delle parole giuste per capire che cosa sia: una specie di aderenza alla realtà (né macchietta né colossal insomma) e una forma di rispetto per i paesaggi e gli ambienti e le quotidianità che fa sì che, anche nel film più drammatico, ci sia un certo gustarsi le cose più belle della vita. Sarà questo?
Però una così bella aria da film francese che detta in questo modo non si spiega, è quasi una idiozia e allora adesso mi metto alla ricerca delle parole giuste per capire che cosa sia: una specie di aderenza alla realtà (né macchietta né colossal insomma) e una forma di rispetto per i paesaggi e gli ambienti e le quotidianità che fa sì che, anche nel film più drammatico, ci sia un certo gustarsi le cose più belle della vita. Sarà questo?
giovedì 17 dicembre 2009
matematici nel sole di stelzer
Un romanzo che parla di amore coniugale.
E’ strano, perché l’amore nei romanzi deve contenere la difficoltà del tradimento, dell’impossibilità o del nascere incerto. I romanzi finiscono dove incomincia il matrimonio: la vita di tutti i giorni in due, la costruzione faticosa di una motivazione al giorno è noiosa, malinconica, comunque tanto poco affascinante quanto troppo vera.
Così si apprezza questo diario minimo, questo lento procedere di piccole tenerezze e bizzarre complicità in vista di un evento tragico preannunciato che illumina la quotidianità, dandole valore di evento raro in quanto già morente.
Chi non lo vorrebbe un matrimonio così? Chi non invidia la magia che pervade le lentissime giornate dei due protagonisti? E’ tutto così dolce e triste. Forse però un po’ troppo irreale per lasciare il segno.
Molto belle le poesie sparse qua e là.
E’ strano, perché l’amore nei romanzi deve contenere la difficoltà del tradimento, dell’impossibilità o del nascere incerto. I romanzi finiscono dove incomincia il matrimonio: la vita di tutti i giorni in due, la costruzione faticosa di una motivazione al giorno è noiosa, malinconica, comunque tanto poco affascinante quanto troppo vera.
Così si apprezza questo diario minimo, questo lento procedere di piccole tenerezze e bizzarre complicità in vista di un evento tragico preannunciato che illumina la quotidianità, dandole valore di evento raro in quanto già morente.
Chi non lo vorrebbe un matrimonio così? Chi non invidia la magia che pervade le lentissime giornate dei due protagonisti? E’ tutto così dolce e triste. Forse però un po’ troppo irreale per lasciare il segno.
Molto belle le poesie sparse qua e là.
mercoledì 9 dicembre 2009
Il tempo materiale di Giorgio Vasta
Quanta sofferenza e vergogna possono avere prodotto questa perla di libro?
Quanti lo hanno letto, quanti ancora lo leggeranno? Quanto è inutile una letteratura così alta?
Non riesco a pensare al dolore e alla fatica che si sono concentrati in pagine di meraviglia per essere poi letti da pochi addetti ai lavori. Che spreco di umanità!
Prendi la terminologia tipica del fenomeno del terrorismo rosso anni settanta e mettilo in bocca a dei ragazzini di scuola media: l’effetto straniante è forte, fortissimo.
Il surreale che ne deriva produce vergogna, perché condannare a posteriori è facile, riconoscere l’immedesimazione colpevole nelle parole che erano alla sorgente, che divennero linguaggio comune è di pochissimi.
Le parole diventano la realtà terribile e la salvezza una bambina muta.
Se poi l’impianto di stile che regge tutto questo dolore è di rara maestria, se la sinestesia dilania, se la simbologia sembra appartenerti... la lettura può diventare insostenibile.
Quanti lo hanno letto, quanti ancora lo leggeranno? Quanto è inutile una letteratura così alta?
Non riesco a pensare al dolore e alla fatica che si sono concentrati in pagine di meraviglia per essere poi letti da pochi addetti ai lavori. Che spreco di umanità!
Prendi la terminologia tipica del fenomeno del terrorismo rosso anni settanta e mettilo in bocca a dei ragazzini di scuola media: l’effetto straniante è forte, fortissimo.
Il surreale che ne deriva produce vergogna, perché condannare a posteriori è facile, riconoscere l’immedesimazione colpevole nelle parole che erano alla sorgente, che divennero linguaggio comune è di pochissimi.
Le parole diventano la realtà terribile e la salvezza una bambina muta.
Se poi l’impianto di stile che regge tutto questo dolore è di rara maestria, se la sinestesia dilania, se la simbologia sembra appartenerti... la lettura può diventare insostenibile.
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